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conosci linfermiereOgni tanto assistiamo a diatribe sulle attività tra infermieri e OSS. Si scrivono fiumi di parole e si leggono  maree di posizionamenti. Forse, come a volte è necessario, la semplicità è la miglior arma e il rapporto tra infermieri e OSS è un rapporto semplice perchè rigidamente normato. Lo dice molto molto bene questa studente di infermieristica : http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=52096. Lo dice molto bene Danilo Massai in una sintesi pubblica su Facebook il 27/06/2017:

"Il lavoro degli OSS deve essere programmato dagli infermieri e non viceversa. L'Operatore socio sanitario nasce specificatamente per supportare e aiutare la persona nelle attività di vita quotidiane. Inconcepibile la confusione di ruolo fra una professione sanitaria ed una qualifica. Dirigenti ponete più attenzione ai modelli organizzativi, ai diari di competenze, agli standard mix nella composizione delle equipe"

La questione è assolutamente lineare perchè lineari sono le norme. Gli infermieri attribuiscono attività agli OSS dopo che valutano cosa attribuire e cosa no al fine di poter esercitare l'infermieristica sgravandosi da particolari attività definite per legge sui profili degli OSS. Le difficoltà sono piuttosto di due ordini.

Il primo è quello di lavorare in e pretendere un ambiente organizzativo che calibri il rapporto infermieri/oss partendo dalla complessità assistenziale.

Il secondo, a doppio filo, è pretendere e volere un infermieristica che si occupa di valutazione, enunciazione diagnostica e certificazione. Finchè si ragiona solo sugli atti tecnici andando a smistare questi a destra e sinistra, senza il supporto intellettuale che giustifichi l'attribuzione ma anche l'attuazione autonoma di quegli atti, si va poco lontano. Ma tutto è normato. Tutto è scritto. Niente è equivocabile. Come dice la futura collega su quotidiano sanità "un ringraziamento a tutti gli OSS che aiutano davvero gli infermieri ad essere infermieri."

Nicola Draoli

dialogoIl Consiglio nazionale del 24 giugno è stato un momento decisamente importante; un Consiglio dove i Presidenti hanno potuto beneficiare della rete politica creata dal Comitato Centrale e dalla Presidente Barbara Mangiacavalli  e discutere con modalità inclusive e libere di molti appuntamenti cruciali nei percorsi normativi in atto e da attuare e altre teamtiche personali. Da questo consiglio sono usciti quindi tre importanti documenti che vi giriamo.

Il documento a firma del Comitato Centrale e di tutti i Presidenti di Collegio su Vaccini e Vaccinazione.

Di particolare rilievo l'enfasi che viene posta sui percorsi educativi, informativi e culturali, vera ed etica arma di approccio al calo vaccinale. "

"La Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi riconosce la necessità delle campagne vaccinali ed è pronta a contribuire in modo diretto attraverso i suoi professionisti all’informazione e all’educazione alla salute che deve essere la base di una nuova cultura della popolazione, in linea con la comunità scientifica nazionale internazionale che riconosce alle vaccinazioni un ruolo essenziale a livello di prevenzione e di lotta alle principali malattie diffusive." 

Il documento a firma del Comitato Centrale e di tutti i Presidenti di Collegio sulla violenza ai danni degli operatori

Un posizionamento dovutom un fenomeno che deve essere ben analizzato per intervenire adeguatamente. Infatti: "La violenza sul posto di lavoro è un problema che investe i paesi di tutto il mondo. La reale dimensione del problema non è nota, ma si crede che i dati raccolti siano soltanto la punta di un iceberg. Il rischio di subire aggressioni per gli operatori sanitari è più elevato rispetto ad altri lavoratori che operano in contatto diretto con l’utenza."

DDL Lorenzin. Subito gli Ordini!

È un messaggio chiaro e forte. Gli emendamenti hanno delle lacune, alcune abbastanza macroscopiche,  ma è ora di portare a casa l'ordine una volta per tutte dopo quasi 12 anni se vogliamo essere generosi usando come riferimento la Legge 43 del 2006. Una trasformazione che è dovuta! Ancora oggi tanti profili istituzionali con cui ci rapportiamo associano (chi in buona fede chi in mala fede) l'essere Collegi ad una professione non autonoma, non laureata, poco normata. Si sottovaluta il limite di contrattazione politica nell'essere ancora Collegio anziché Ordine...credeteci.

 

 

 

Logo salviamo SSN sito 200Il Collegio di Grosseto, supporting organization del progetto "salviamo il nostro SSN" segnala il secondo rapporto di GIMBE sulla sostenibilità del SSN. Il rapporto completo è visionabile al link: http://www.rapportogimbe.it/. non esiste alcun disegno occulto di smantellamento e privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, dice GIMBE,  ma continua a mancare un piano preciso di salvataggio, condizionato dalla limitata capacità della politica di guardare a medio-lungo termine. Nella consapevolezza che la sanità rappresenta sia un considerevole capitolo di spesa pubblica da ottimizzare, sia una leva di sviluppo economico da sostenere, il Rapporto valuta invece con una prospettiva decennale il tema della sostenibilità del SSN, ripartendo dal suo obiettivo primario: promuovere, mantenere e recuperare la salute delle persone. il problema della sostenibilità, si legge nel rapporto,  non è di natura squisitamente finanziaria, perché un’aumentata disponibilità di risorse non permette comunque di risolvere cinque criticità ampiamente documentate nei paesi industrializzati: l’estrema variabilità nell’utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie; gli effetti avversi dell’eccesso di medicalizzazione; le diseguaglianze conseguenti al sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie dall’elevato value; l’incapacità di attuare efficaci strategie di prevenzione; gli sprechi, che si annidano a tutti i livelli. Purtroppo, i limiti e le contraddizioni dei governi che si sono alternati in Italia negli ultimi decenni hanno offuscato le nostre aspirazioni e prospettive future e, soprattutto, quelle dei nostri figli perché:
 - non si sono ispirati al principio health in all, che imporrebbe di orientare tutte le decisioni politiche non solo sanitarie, ma anche industriali, ambientali, sociali, economiche e fiscali) mettendo sempre al centro la salute dei cittadini;

-  hanno permesso alla politica partitica (politics) di avvilupparsi in maniera indissolubile alle politiche sanitarie (policies), determinando scelte condizionate da interessi di varia natura, dai più nobili a quelli penalmente perseguibili;

-hanno accettato continui compromessi con l’industria, sia perché un’elevata domanda di servizi e prestazioni sanitarie genera occupazione, sia perché l’introduzione di specifiche misure di prevenzione rischia di ridurre posti di lavoro.

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