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foto news12maggio2026Luca Grechi, presidente di Opi Grosseto, riflette sul futuro della professione e sulle attuali difficoltà: “Servono nuove modalità di valorizzazione degli infermieri e più coinvolgimento nei modelli organizzativi e nelle nuove tecnologie”.

Si celebra domani, martedì 12 maggio, la Giornata internazionale dell’infermiere, una ricorrenza istituita nel 1992 nella data di nascita di Florence Nightingale, fondatrice delle moderne Scienze infermieristiche, nata, appunto, il 12 maggio 1820.


“Una ricorrenza che celebriamo ogni anno – spiega Luca Grechi, presidente di Opi Grosseto – e che è diventata anche un’occasione per riflettere sulla professione. In questi ultimi anni la professione infermieristica si è profondamente modificata, così come sono cambiati i percorsi di studio, dando modo agli aspiranti infermieri o ai professionisti già laureati di specializzarsi sempre di più, nell’ottica di offrire servizi puntuali ai cittadini. Al contempo, però, si assiste anche a una forte carenza di professionisti rispetto ai bisogni della sanità nazionale e a diffuse manifestazioni di scontento legate alle condizioni professionali”.
È di pochi giorni fa, ad esempio, la diffusione dei numeri relativi alla professione in Toscana, sulla base dei dati diffusi dalla Corte dei Conti: nel 2025 si sono registrate 800 dimissioni anticipate da parte dei professionisti del sistema pubblico e la carenza di infermieri, rispetto all’attuale organizzazione della sanità, è stimata attorno a 5mila unità.


“È evidente – dice Grechi – che dobbiamo interrogarci sulle motivazioni che spingono, da un lato, i professionisti assunti a rinunciare al proprio incarico e, dall’altro, sulle ragioni che non rendono questa carriera abbastanza appetibile per le nuove generazioni. Condizioni contrattuali e riconoscimenti economici adeguati, organizzazione del lavoro e dei servizi, carico di responsabilità sugli infermieri assunti: sono questi alcuni degli elementi su cui occorre riflettere per non impoverire il sistema sanitario pubblico di professionalità fondamentali, che assumono un ruolo sempre più importante alla luce della riorganizzazione del sistema sanitario regionale, che attribuisce crescente importanza non solo ai professionisti che lavorano in ospedale, ma anche a chi opera sul territorio”.


“Il rischio che corriamo – continua Grechi – è che il personale qualificato si orienti verso il settore privato o, addirittura, decida di lavorare all’estero, rendendo di fatto inattuabile l’organizzazione del sistema sanitario nazionale e regionale, che fa sempre più affidamento sugli infermieri. Occorre ricordare, inoltre, che a fare le spese della carenza di infermieri, oltre agli altri professionisti della sanità, sono in prima battuta i cittadini, che rischiano di vedere aumentare i tempi di attesa per ricevere le prestazioni di cui necessitano”.


Ecco, quindi, che la Giornata internazionale dell’infermiere assume anche un carattere propositivo: “Potremmo – conclude Grechi – lavorare per valorizzare maggiormente gli infermieri, sottolineando il loro ruolo non solo di esecutori, ma di professionisti con competenze strategiche per l’attuale e futura organizzazione del Servizio sanitario nazionale. Oltre a continuare nella valorizzazione delle specializzazioni che molti colleghi hanno acquisito attraverso master specialistici è importante individuare progetti premianti per le nostre aree geografiche più isolate, lontane o economicamente dispendiose che non attirano e trattengono professionisti; infine, anche un maggiore coinvolgimento degli infermieri nei modelli organizzativi e nell’adozione di nuove tecnologie potrebbe non solo stimolare i professionisti già assunti ad affrontare nuove sfide, ma anche rendere nuovamente appetibile la professione per le nuove generazioni”.

GrechiAnche quest’anno partecipiamo con piacere alla “Settimana della salute” in programma a Grosseto dal 5 all’8 maggio 2026.

 

In questi giorni avremo modo anche di parlare di un tema molto importante come quello dei disturbi alimentari, che non sono capricci o scelte estetiche, ma gravi malattie psichiatriche dove il cibo è solo la punta di un iceberg di un dolore più profondo. Approfondiremo anche argomenti come “Il Codice Lilla”, grazie alla testimonianza delle colleghe infermiere che hanno dato vita a questo progetto.

Sei - 18 marzo - Giornata nazionale delle vittime del Covid-19 ricordiamo  con commozione i marianesi scomparsi, i volontari e tutti coloro che hanno  lottato contro il virus supportando la popolazione. | FacebookComunicato stampa 

A sei anni dallo scoppio della pandemia il ricordo delle vittime e il sacrificio dei tanti medici e infermieri che si sono sacrificati

Grechi, presidente Opi Grosseto: “Dobbiamo far sì che il cambiamento riparta proprio dal ricordo di tutti coloro che hanno affrontato con grande coraggio l’emergenza”

La Giornata nazionale delle vittime del covid, che si celebra mercoledì 18 marzo, è stata instituita nel 2021 per onorare le oltre 190mila vittime in Italia del Covid-19 e il sacrificio di medici, infermieri e operatori sanitari. A sei anni dallo scoppio della pandemia è fondamentale ancora oggi ricordare chi ha perso la vita ma, allo stesso tempo, non dimenticare la lezione che ci impone di investire sul personale formato e sulle risorse del servizio sanitario nazionale.

“Questa giornata rappresenta un’occasione per ricordare non solo tutti coloro che hanno perso la vita in questa tremenda pandemia - dichiara Luca Grechi, presidente Opi Grosseto – ma anche un momento in cui si cerca di rinnovare il riconoscimento a tutti gli infermieri e agli operatori sanitari che hanno affrontato l’emergenza con grandissimo coraggio, spesso mettendo a rischio anche la propria vita. L’Inail ha pubblicato dati impressionanti, che raccontano come dei 480mila dipendenti del sistema sanitario l’82% è ha rappresentato gli infermieri che hanno contratto la malattia. Altro aspetto da sottolineare è quello legato alla costruzione di politiche sanitarie, che per i prossimi anni necessitano di una riforma a partire proprio dalle competenze del personale. L’idea, dunque, è quella di ridefinire una nuova assistenza territoriale, a partire proprio dall’apertura delle nuove case di comunità, e fare un importante passo avanti per portare un vero cambiamento. Un cambiamento che dovrà partire proprio dal ricordo di ciò che è stato, facendone tesoro per il futuro"

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