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files 128Facciamo nostra la Circolare 70/2018 della Federazione per fare il punto su questa possibilità.

Premessa:

Nel 1988 è stata emanata la legge n. 470 sull'"Anagrafe e censimento degli italiani all'estero”.L’istituzione di un’apposita anagrafe (AIRE) è finalizzata a conoscere coloro che, restando cittadini italiani,risiedono all’estero.In tale registro, gestito dai Comuni in base alle informazioni ricevute dalle rappresentanze consolari all’estero, vengono riportati i dati delle persone con Cittadinanza italiana che risiedono all’estero
da oltre 1 anno.
Di conseguenza i cittadini italiani che intendono spostare la loro residenza dall’Italia all’estero per unperiodo superiore ai dodici mesi devono iscriversi all’AIRE.
Dall’ interpretazione combinata DLCPS 233/46 e della Legge 3/2018 è possibile definire che è possibile il mantenimento dell’iscrizione all’albo di iscritti all’AIRE a seguito di specifica domanda purché gli stessi siano in possesso di un domicilio in Italia formalmente comunicato all’Ordine.
Il nostro consiglio, che diamo da sempre, è quello di ragionare sugli obiettivi personali a medio lungo termine prima di cancellarsi. Esercitare all'estero può essere una scelta di vita definitiva, temporanea, legata alla necessità occupazionale o alla sola voglia di fare un percorso formativo diverso, ma questo lo sapete solo voi. È doveroso però ricordare che oltre ad una questione di opportunità e di immediata abilitazione all'esercizio qualora rientraste in Italia, non è economicamente vantaggioso cancellarsi dall'Ordine senza ragionarci un poco sopra poichè la successiva resicrizione richiederebbe il versamento della tassa Governativa corrispondente a circa 3 annualità di quota.

Ad ogni modo siamo qui per chiarire ogni vostro dubbio e supportarvi come possiamo.

numeriIn questi giorni la FNOPI sta uscendo più volte con dati a supporto della carenza infermieristica. Il Ministro Giulia Grillo che ha ricevuto la Presidente e la Vice Presidente Mangiacavalli e Pulimeno ha dichiarato che è decisa a risolvere la problematica. Ovviamente, ma ovvio non è visto i commenti che dilagano sui social, stiamo parlando per lo più di infermieri occupati alle dipendenze del SSN. Non dobbiamo comunque confondere la precarietà del lavoro e la diffcoltà occupazionale con il fatto che l'epidemiologia ed i bisogni della popolazione da qui ai prossimi anni richiederanno sempre più infermieri rispetto ad altre professioni, e sempre più infermieri in grado di garantire un'assistenza con competenze spendibili, allargate ed in sicurezza per gli utenti e i professionisti.  Infermieri che, semplicemente, non vengono assunti a causa di vincoli sul bilancio mentre la popolazione infermieristica invecchia e diventa sempre più inidonea. I dati e gli studi devono sempre farci da guida e da faro. Rivediamoli quindi tutti in poche righe riassuntive, ridotte ad un bignami ingeneroso ma forse utile. 

Rispetto al numero di degenti in ospedale 

Lo studio multicentrico internazionale  RN4CAST e l suoi aggiornamenti indicano come ottimale il rapporto 1:6  al fine di garantire un ottimale sicurezza delle cure. In Italia ci assestiamo su un rapporto di 1:11. In questo senso siamo sottto di 50.000 infermieri. Non stiamo parlando di RSA e altre istituti di ricovero né di terapie intesive dove i rapporti sono nel primo caso ben più alti e regolamentati da norme regionali e nel secondo caso molto strigenti ed in genere sempre rispetatti (ad esempio 1:2 nelle terapie intesive).

Rispetto al numero degli abitanti.

Usciamo dagli ospedali e vediamo cosa dicono OMS e OCSE sul rapporto infermieri/abitanti. Sul rapporto (ogni 1000 abitanti) siamo al 24° posto su 35 paesi tra i paesi Ocse. 6,5 infermieri contro una media di 8.4. In questo caso, con un rapido calcolo, arriviamo ad una mancanza di circa 100.000 infermieri. 

Rispetto agli straordinari del SSN

Circa il 40% degli infermieri al servizio del SSN svolge straordinari. DI questi il 5% oltre la soglia legale consentita. Questo esubero del 5% corrisponde ad almeno 49.000 infermieri che mancano nel SSN per evitarlo.

Rispetto al rapporto con la componente medica

Il rapporto numerico tra le professioni è un rapporto molto usato dall'OMS. Non si tratta, come qualcuno ha evidenziato purtroppo malamente, di infermieri al servizio dei medici ma di un rapporto tra le professioni entrambe al servizio del cittadino e non indica nessuna guerra interprofessionale ma è solo l'evidenza di come un sistema opera attraverso i suoi professionisti (in questo caso con un rapporto quantitativo ma che tanto ci dice - come ben sappiamo - anche sullo sviluppo mancato o in parte irrealizzato delle competenze.) Se in Europa esercitano 3 infermieri a fronte di 1 medico in Italia il rapporto è decisamente più basso ed in alcuni casi raggiunge la parità! Secondo questa stima mancano 53.000 infermieri. 

Rispetto al numero dei laureati

Nella media Ocse sono 46 ogni 100.000 abitanti. Da noi 20,6. Meno della metà dei laureati ma ovviamente significa che nel resto degli altri Paesi si investe sugli infermieri e quindi se ne formano di più.

I pensionati ed i nuovi assunti nel SSN

Dal SSN vanno in pensione ogni anno 17.000 infermieri a fronte di 8.000 nuove assunzioni.  

Ecco quindi. In pochissime righe da qualsiasi rapporto si voglia partire (abitanti? degenti? medici? laureati? Pensionati? Oberati di lavoro?) la conclusione è solo una: il nostro SSN non assume infermieri quanti ne servirebbero e non sviluppa l'infermieristica come servirebbe alla popolazione e, in generale comunque, tutto il sistema socio sanitario italiano non investe in infermieristica e in infermieri quanto il quadro epidemiologico richiede e richiederà. La questione è tutt'altro che rosea. La bomba demografica che ci sta arrivando sulla testa entro pochi anni, a invarianza di questi dati, produrrà una serie di esiti altamente negativi che a quel punto non avranno più bisogno di studi per essere portati all'attenzione di tutti. Lo si vivrà ognuno sulla propria pelle. 

Nicola Draoli

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