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La ricerca permette di fornire evidenze solide al percepito quotidiano. Lo studio "BENE" è dirompente propio perchè "certifica" l'esperienza soggettiva.
Il 59% degli infermieri in servizio negli ospedali italiani è molto stressato e il 36% sente di non avere il controllo sul proprio carico di lavoro. Il 47,3% si percepisce “privo di energia” e nel 40,2% dei casi si ravvisa un esaurimento emotivo elevato. Il 45.4% ritiene che l’impegno professionale non lasci abbastanza tempo per la propria vita personale e familiare.
Le soluzioni proposte sono quelle che da sempre ogni Ordine, Federazione ,Sindacato manda avanti da tempo: Più personale, ambienti più sani e comunicativi, valorizzazione sia professionale che economica. Per altro il tutto si innesta in un momento storico in cui si propone l'aumento dell'età pensionabile: una condizione non applicabile agli infermieri che ancora non sono riconosciuti lavoro usurante.
 
bene2 fnopi

isaac asimovGrosseto, mercoledì 22 novembre 2023
Comunicato stampa

 

"La solidarietà sia agita usando toni non violenti né aggressivi, ogni giorno"
Nicola Draoli, presidente di Opi Grosseto: "La nostra professione conosce bene il problema della violenza ed è in preponderanza femminile. Per questo vogliamo promuovere una riflessione da applicare anche, banalmente, nei comportamenti che adottiamo sui Social media"

“Per noi infermieri la giornata contro la violenza sulle donne assume un importante significato non solo per il nostro impegno, all'interno della task force del Codice rosa, per la sensibilizzazione professionale che compiamo verso tutti gli iscritti, ma anche perché la nostra professione è composta, quasi esclusivamente, da donne”. Nicola Draoli, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Grosseto commenta così la Giornata contro la violenza sulle donne. Sono 1322 le infermiere iscritte a Opi Grosseto, mentre i professionisti uomini sono 376.
“"Quella infermieristica è una professione, quindi, che vede una componente prioritaria femminile, come molte altre professioni sanitarie – prosegue Draoli –, e che è, allo stesso tempo, quella che riceve in assoluto più minacce e aggressioni verbali da parte dell'utenza. Un’utenza, molto spesso, di genere maschile.

Non passa giorno, infatti, in cui non riceviamo da parte degli iscritti, segnalazioni e riflessioni sulla preoccupazione e la fatica di gestire queste aggressioni, che spesso sono esternazioni verbali e, talvolta, sono mediate dai social network. Di fatto, quindi, noi infermieri riscontriamo di continuo una modalità di relazione che è violenta e nell’esprimere tutta la nostra solidarietà verso le vittime di questo comportamento, e nello stigmatizzare quanto accade, vogliamo anche proporre una riflessione: quante volte nella nostra quotidianità registriamo aggressioni e discriminazioni ai danni di una categoria di lavoratori, che sono, al contempo, donne?

Il nostro appello, quindi, è volto contrastare questo fenomeno che, grazie anche all’uso dei social e del web che è parte fondate della nostra socialità, è diventato quotidiano. Perché crediamo che stimolare una presa di coscienza e promuovere azioni di contrasto sia l’antidoto culturale per arginare sia gli episodi di devianza massima, che possono avere sfocio, tragicamente, nei femminicidi, e la difesa verso un comportamento violento che non va accettato né legittimato. Se il tessuto sociale nel quale siamo immersi è costantemente rivestito di odio, spesso un odio ipocrita perché celato dietro a una tastiera, non possiamo meravigliarci delle estreme conseguenze di questo sentimento.

Dobbiamo quindi alzare tutti la guardia, imparando a non accettare la violenza, neppure quando si annida in un commento sui social, conoscendo, come professionisti, le tecniche per evitarla e contenerla, ma anche creando degli anticorpi perché il clima di odio non sia una caratteristica così connaturata nella nostra società. Chiediamo che la solidarietà – conclude Draoli - sia agita usando toni non violenti né aggressivi, ogni giorno".

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