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noi con gli infermieri

 

 

 

 

noi con gli infermieri

 

convention dipioSi è svolta a Grosseto il 17 gennaio la III° Convention del Dipartimento delle professioni infermieristiche e ostetriche dell'Azienda USL Toscana SUD EST. Un Auditorium pienissimo per ascoltare le tante esperienze Aziendali dei professionisti del Dipartimento.  Un filo rosso come legame narrativo tra i vari momenti , preso dallo stesso gomitolo, come segno del valore della conoscenza e dello scambio diffuso delle diverse esperienze raccontate durante la giornata.

"Questi momenti  - Dichiara L'Azienda - sono fondamentali anche per sollecitare ed accompagnare il miglioramento costante della cura sia per i pazienti, per gli operatori che per tutta la Azienda USL sud est."

Ai saluti iniziali era presente anche il Presidente OPI Grosseto Nicola Draoli di cui riportiamo l'intervento.

"Solo poche parole per augurarvi una buona giornata congressuale in questa convention del Dipartimento Infermieristico e Ostetrico che quest’anno si svolge a Grosseto.

Quest’anno inoltre è stato promosso dall’OMS come un anno di impegno per la professione infermieristica e ostetrica affinché vi sia un messaggio chiaro a tutti i decisori politici del mondo: rafforzare l’assistenza infermieristica – e garantire che gli infermieri siano in grado di lavorare al massimo delle loro potenzialità che è una delle azioni più importanti che possiamo fare per ottenere la copertura sanitaria universale e migliorare la salute a livello globale.

 

Ho visto il programma: narrazioni del nostro agire quotidiano, dei percorsi, dei modelli, dell’impatto della professione nella nostra Azienda, nel nostro sistema sanitario regionale.

Siamo fatti di storie. Di narrazione. Siamo le storie personali e professionali che portiamo ogni giorno agli occhi dei nostri assistiti e dentro le organizzazioni. Siamo le storie di chi assistiamo e che accogliamo e custodiamo con noi per poter curare meglio personalizzando la nostra assistenza. L'intreccio di queste storie  permettono la realizzazione dell’art 4 del nostro codice deontologico dove definiamo il tempo di relazione come tempo di cura. Eppure oggi assistiamo ad una crisi valoriale, economica che è diventata anche professionale. Questo tempo di relazione è un tempo sofferente, un tempo sfuggente, un tempo che percepiamo e a volte è non realizzato. Questo tempo di relazione che cura non è solo tra curanti e curati ma  è un tempo che va ricercato anche nei rapporti con le organizzazioni, nei rapporti con la politica, nei rapporti tra colleghi, tra superiori, tra collaboratori.

C’è bisogno di ritrovare una fiducia che è venuta meno, una fiducia che vacilla, che ci fornisce spesso incertezze, a volte frustrazione, sicuramente molta fatica. Aumenta la nostra età media insieme a quella dei nostri assistiti, aumenta la violenza non solo fisica, aumenta l’incapacità di comunicare, aumenta il burn out e nel mezzo un riconoscimento economico del tutto inadeguato e una carenza cronica di professionisti che porta a farci lotte inter ed intraprofessionali e a frenare lo sviluppo di competenze per la paura di perdere orticelli e status quo. Lavoriamo immersi in contesti sempre più difficili  e nessuno ha la bacchetta magica per risolverli. I problemi della sanità sono molto più complessi oggi da risolvere di quanto un sempre più massiccio uso di demagogia e populismo voglia far credere a noi e alla popolazione.

Abbiamo bisogno di storie. Di narrare le buone storie a noi e agli altri. Nonostante la fatica di questo momento storico gli infermieri continuano a sviluppare modelli e percorsi necessari alla popolazione, a volerlo fare per indole deontologica e valoriale, a chiederli, a pretenderli. Oggi ne è la riprova ed è una bellissima riprova. Ma per portare le buone storie di oggi è necessario chiedere a noi stessi: quale è la mia storia? Quale contributo porto alla professione e ai miei assistiti? Quale e come è il mio tempo di relazione? Quale è il mio impegno nel portare ascolto e valori nel lavoro? Questa domanda dobbiamo porcela tutti. E’ importante che lo facciano i clinici ma è ancora più importante chi ha ruoli e responsbailità: Me la devo porre io come Presidente di Ordine ogni giorno, i Dirigenti, i responsabili. tutti. E non dobbiamo avere paura della risposta né temere chi ci pone queste domande.

Così potremo forse sentirci una famiglia unita verso interessi comuni così da realizzare quell’impegno di sensibilizzazione che l’OMS professa in quest’anno.

Nicola Draoli "

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