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noi con gli infermieri

 

 

 

 

infermieri territorioL'Accordo di cui si parla è questo: https://www.nurse24.it/dossier/covid19/toscana-riconoscera-da-20-a-45-euro-al-giorno-agli-operatori-sanitari.html

Di seguito le osservazioni degli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Toscana inviate al Presidente Rossi e p.c. alle OOSS firmatarie dell'accordo.

Gentile Presidente Enrico Rossi
Come Ordini delle professioni infermieristiche della Toscana non possiamo che essere d’accordo con il tentativo di riconoscere indennità economiche specifiche agli infermieri e altri operatori sanitari che lavorano in questo momento difficile nel SSR.


Tuttavia dispiace che ancora una volta i sottoscriventi ordini non siano stati interpellati nel merito. Se gli accordi economici vengono sottoscritti dai Sindacati è pur vero che essi sono declinati in merito all’esercizio professionale da cui originano. E sono proprio gli Ordini a dover suggerire alla sua Presidenza in qualità di Enti Sussidari dello Stato gli errori legati alla descrizione delle competenze e all’esercizio del ruolo che in questo accordo sono stati posti, chiedendone una rapida modifica.
E’ infatti mortificante vedere professionisti sanitari che operano sul territorio o sulle cronicità o in altre forme di asisstenza diretta in una fascia più bassa degli amministrativi che stanno in un front office, con tutto il rispetto per l’importante lavoro di questi ultimi.

Il COVID-19 è un virus diffuso e diffusivo e non è pensabile che vi sia un coefficente minore di rischio in alcuni servizi. Il personale delle cure primarie è ad esempio coinvolto in un impegnativo lavoro legato a garantire tamponi a tutta la popolazione esponendosi a rischi in certi casi persino più elevati da chi ha la certezza di operare in un contesto COVID. Gli operatori del SPDC hanno lo stesso coefficente di rischio nell’incertezza di chi assistono e che in più risente della fragilità di assistiti che non sempre sono in grado di mettere in atto comportamenti di sicurezza corretti per la propria ed altrui salute, oltre al fatto che la competenza degli infermieri che operano in salute mentale porta loro ad operare in consulenze ed interventi anche in contesti COVID.

Stesso discorso si può dire di chi opera nei check point. Anche in ambito dialitico, altro esempio, si sono riscontrati utenti ed operatori contagiati. Non riscontriamo nelle tabelle inoltre gli operatori del 118 e tutto il settore della sanità privata. Presidente lei sa bene quali elementi di rischio (in alcuni casi divenuti reali) drammatici si annidano nelle RSA e in altri istituti privati su cui non a caso il nostro SSR è intervenuto. Presidente, sono proprio quei settori che vengono definiti a minor rischio ad essere in realtà più pericolosi proprio perché non vi è la certezza in chi assistiamo se questo sia positivo o meno e sono proprio quei settori che hanno meno tutele in termini di procedure e DPI.

Vorremo inoltre capire cosa si intende per giornate lavorative visto che paradossalmente un turno di lavoro in quinta o in sesta porterebbe a veder riconoscere minori indennità di chi svolge servizio su base diurna non riconoscendo quindi l’aggravio psico fisico dei turnisti. Sarebbe anche opportuno che in caso di personale che dovesse andare in infortunio per contrazione covid19 tale indennità venga mantenuta.

Ecco perché, pur apprezzando quanto fatto, chiediamo risposta e contezza della seguente modifica:

Di portare tutti gli operatori che operano in contesti territoriali , privati, adibiti ai check point, e gli operatori del 118 non menzionati nella fascia più alta e prevedere due sole fasce per ricalibrare il tutto. Definire con certezza che l’indennità e legata ad ogni giorno prestato nel periodo indicato indipendentemente dal turno di lavoro e anche in caso di malattia professionale legata a coronavirus ad eccezione di eventuali permessi previsti da contratto.

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