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Premessa

Ho avuto modo di ribadire più volte l'ovvio slogan che "Ipasvi" funziona tanto meglio quanto più è partecipato. In questo particolare momento generazionale i social fanno da veicolo ultrarapido e ultracapillare non solo di notizie ma anche di segnalazioni più o meno importanti su abuso di professione infermieristica e lesioni dell'immagine professionale. Un esempio è la campagna #fotografagliabusivi di nursetimes. Il consiglio direttivo, lo sapete, è fatto di 15 persone ma gli infermieri appartenenti a quel Collegio sono chiaramente molti di più. Io, ad esempio, che mi ritengo di essere una persona fin troppo social, in particolare con facebook, ho tra i preferiti qualcosa come 20 gruppi. Un po' gli algoritmi casuali di Facebook, un po' il poco tempo a disposizione, pensare che possa monitorare tutto quello che passa per il web è praticamente utopia nonostante - come ogni rappresentante di un istituzione - dedichi fuori dagli orari di lavoro una quota del mio tempo a leggere news formali ed informali sul mondo infermieristico e della sanità. Ci sono Collegi molto grossi con uno staff dedito esclusivamente alla comunicazione, non è il nostro caso, ma anche qui immagino che il problema rimanga perchè esponenziale alla grandezza della Provincia.

La nostra esperienza

Tra i vari interventi ricordo personalmente una pubblicità lesiva per la professione su cui siamo intervenuti perchè segnalatami da una collega (con un messaggio whatsapp). Ricordo  un recente intervento su un titolo di giornale errato perchè, una domenica mattina, un collega mi avverte telefonicamente. Ricordo un caso di un OSS con una pubblicità  lesiva nei confronti della professione di cui abbiamo ricevuto segnalazione da un collega di Torino. Perchè di Torino? Perchè tale pubblicità girava sui social. Scrissi a tal proposito che mi colpì molto leggere di 60 e passa commenti e ricevere una sola mail che ci avvertiva in merito. (VEDI  La tutela della professione a volte (ma solo a volte) è cosa semplice)

È veloce, è semplice, è immediato postare qualcosa su facebook e commentare indignati. Non capisco perchè non sia altrettanto semplice anche solo "taggare" il Collegio IPASVI di competenza o qualcuno dei suoi consiglieri per portare all'attenzione il tutto. L'effetto molto brutale che si crea è di due tipi.

A volte, mentre i commenti indignati si moltiplicano, l'IPASVI - nella persona dei 15 colleghi che lo rappresentano pro tempore - semplicemente non è a conoscenza dell'evento.

A volte, anche se il Collegio IPASVI di competenza si attiva, questo richiede un minimo di tempi tecnici. Arriva una mail di segnalazione. Bisogna predisporre una lettera formale, valutare il caso, capire i riferimenti normativi, se è il caso di coinvolgere un legale. Si parla di uno due giorni di tempo in media. Nel frattempo la percezione è che ipasvi non faccia niente e provare a dichiararlo in tempi immediati non riesce sempre a placare l'onda montante.

Poi accade certamente che quel determinato IPASVI davvero non muova dito volontariamente o lo faccia a vostro giudizio malamente ma questa evenienza va risolta tra iscritti e Collegio chiedendo conto e spiegazioni, perchè è un vostro diritto chiedere ed è un dovere rispondere. E se la risposta non convince le votazioni non sono un evento folkoristico ma un ulteriore dovere da esercitare.

Unire le forze

Accade infine che il movimento "popolare" dei social si produca in una tempesta di mail e di interventi, se non una raccolta firme organizzata, all'indirizzo dell'autore del misfatto (una testata giornalistica, una badante che si professa infermiera etc). Spesso sono azioni di grande impatto e che producono risultati importanti. Ma anche in questo caso spesso sono svincolate dal coinvolgimento del Collegio. È invece proprio con l'azione combinata, quella formale ed istituzionale del Collegio e quella popolare e impattante della comunità professionale, che si possono ottenere i cambiamenti più importanti. Divisi, slegati, guardandoci con sospetto non risolviamo niente. Come se poi esistesse un "noi" e "voi" e non fossimo tutti colleghi che hanno a cuore gli stessi elementi della professione se non altro(se non altro!) quando siamo attaccati, sminuiti, con pubblicità indecorose, titoli giornalistici sbagliati, errata attribuzione professionale ad un NON infermiere etc. Almeno su questo, conveniamo, non è pensabile immaginare pensieri divergenti!

Noi bisogna sicuramente impegnarci di più a vigiliare, ad intervenire, e mostrarci nelle discussioni social mettendo al corrente che ci siamo mossi, ci stiamo muovendo, che abbiamo preso in carico la questione. farci insomma vedere un po' di più e cercare sempre più canali comunicativi efficaci - quando possibile e quando consono si intende - .... A voi coinvolgerci un po' di più e non partire con una pregiudizievole sfiducia. Proviamoci!

Nicola Draoli

In allegato quindi, tra il serio ed il faceto, una flowchart delle segnalazioni....ai tempi dei social

segnalazione ipasvi

 

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